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La Pupazza Frascatana entra nell'Arca del Gusto Slow Food.

La Pupazza Frascatana entra nell'Arca del Gusto Slow Food.
Dopo il celebre Frascati DOCG, un altro noto prodotto frascatano riceve finalmente il certificato di eccellenza, che ne riconosce l'importanza storica e culturale per il territorio dei Castelli Romani: la Pupazza Frascatana.

Questo celebre biscotto al miele, dalle fattezze di donna a 3 seni (narra la tradizione orale che la Pupazza rappresenterebbe una contadina o una balia che, addolcirebbe l'animo dei bambini con il vino che sgorga dal terzo dei suoi seni), entra nella celebre Arca del Gusto di Slow Food, grazie al lavoro di Condotta Slow Food Frascati e Terre Tuscolane (che ha svolto anche un'importantissimo lavoro di ricerca sulle origini della Pupazza), con presentazione ufficiale al Salone del Gusto di Torino e la partecipazione delle istituzioni frascatane.

Quella del riconoscimento della Pupazza come prodotto d'eccellenza, è il frutto di un lavoro cominciato anni fa grazie alle iniziative di associazioni, e privati cittadini; ricordiamo fra queste le numerose promosse dal nostro staff attraverso sito e social, da oltre un lustro.
Ufficializzato anche il nome del beneamato prodotto locale: aboliti finalmente termini quali “Bambola” o “Miss Frascati”, e incoronata la dizione “Pupazza Frascatana”.
Per quanto riguarda l'aspetto, viene ufficializzato il vestitino da contadina dell'800, i 3 seni, mentre per occhi, bocca e collana, vengono ammesse realizzazioni diverse (dalle tipiche fessurine, all’uso di chicchi di caffè o prodotti da pasticceria, ai canditi).

La ricetta di questo biscotto, simbolo e orgoglio di Frascati, è semplice, quanto complessa è la lavorazione.
La Pupazza è composta essenzialmente da una stessa quantità di farina “0” e miele d’acacia o millefiori - il vero cuore della ricetta - a cui possono aggiungersi aroma di agrumi o spezie.
Il miele viene inizialmente amalgamato con l’olio d’oliva a fuoco basso, per poi esser unito, a fuoco spento, alla farina e agli altri ingredienti, e il tutto viene lavorato a mano fino ad ottenere un impasto duro, ma malleabile, che non sia friabile.
A quel punto arriva il momento del lavoro di fino, sulla spianatoia, dove si da la celebre forma di donna all’impasto, e si ottiene una siloutte dello spessore di circa mezzo centimetro.
Terminati gli ultimi ritocchi estetici, la Pupazza è pronta ad essere infornata.

01/02/2019
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